«Chi ha un reddito basso non deve essere penalizzato»

Il Mobility Pricing è stato concepito per snellire il traffico pubblico e privato nelle ore di punta - così è riportato nel relativo rapporto presentato dal Consiglio federale e oggetto di consultazione. L'UPSA guarda con scetticismo al sistema.

«Il Mobility Pricing consente un migliore sfruttamento delle attuali capacità di strade e ferrovie e uno snellimento del traffico di punta», spiega il rapporto di 68 pagine in cui è presentato il concetto. Il Mobility Pricing verte su prezzi, per spostamenti in auto e treno, basati sulle prestazioni di mobilità. Urs Wernli, Presidente centrale UPSA, è scettico: «Una parte consistente del traffico non può essere spostata in altre fasce orarie solo mediante la gestione della circolazione. Si tratta infatti di traffico legato ad attività economiche, che si riscontra perlopiù nei giorni feriali e durante il giorno - e che di certo non cambierà. Occorre piuttosto eliminare le congestioni delle capacità e, ad esempio, colmare le lacune della rete stradale nazionale.

Secondo Urs Wernli l'introduzione del Mobility Pricing (o Road Princing) non è garanzia di meno traffico. «L'esempio di Londra dimostra che sono i benestanti e gli abbienti a muoversi ancora in città con l'auto», spiega il Presidente. «Non è accettabile che ciò diventi un privilegio dei ricchi e chi ha un reddito basso venga invece penalizzato.» Nel corso degli anni le città sono diventate bacini sociali, economici e culturali. «Il Mobility Princing non deve sminuire questo compito.» Al tutto si aggiunge il prezzo elevato dell'introduzione e della gestione del sistema. A Stoccolma l'installazione del Road Pricing è infatti costata 600 milioni di CHF. «L'esperienza dimostra inoltre che i costi di riscossione divorano circa la metà dei proventi.»

Prezzi differenti in tempi diversi con l'esempio di Stoccolma:
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