«Gli allievi vogliono sapere cosa li attende nell'azienda di tirocinio»

Nella ricerca di nuove leve adatte, i garagisti vengono a una contesa sempre più aspra con gli altri rami. Secondo il Dr. Christof Nägele, esperto di istruzione della Fachhochschule Nordwestschweiz, se ben progettati ed eseguiti, i tirocini orientativi possono rivelarsi uno strumento importante per instradare i giovani a una data professione.

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Da uno studio pubblicato di recente in Germania e condotto tra i giovani che si trovano dinanzi alla scelta professionale è emerso che il 70% degli allievi non sa assolutamente cosa scegliere o ha solo idee vaghe. Perché i giovani hanno difficoltà così grandi nella scelta professionale?
Christof Nägele: In questo studio sono stati intervistati giovani che si trovano a massimo tre anni dall'inizio della formazione professionale. Non ci si deve quindi sorprendere che molti di loro non abbiano ancora le idee chiare. Da noi si osserva che la maggior parte dei giovani opta per una prosecuzione degli studi e trova un posto di formazione alla fine del 9° anno scolastico. Stando alle cifre dell'Ufficio federale di statistica, il 72% di tutti gli allievi inizia direttamente un tirocinio o una formazione scolastica dopo il 9° anno di scuola. Questi giovani sembrano quindi avere le idee chiare su quale strada intraprendere. I più sono felici della decisione presa e sono anche certi di aver fatto la scelta giusta. Abbiamo potuto dimostrare tutto ciò in studi condotti di recente presso lo Zentrum für Lernen und Sozialisation (ZLS).

Ciò nonostante il processo sembra non essere poi tanto semplice...
No, non significa che il processo della scelta professionale e la relativa decisione siano semplici. Nel processo di scelta le aspettative e i desideri devono essere conciliati con le opzioni a disposizione. Una ragazza con passato migratorio che intenda, ad esempio, intraprendere una professione tecnica si sentirà probabilmente dire che il suo desiderio sarà piuttosto difficile da realizzare. Infatti non sono solo gli interessi e le capacità personali a contare. Va tenuto conto di regole implicite ed esplicite, valori, norme e aspettative di genitori, insegnanti e formatori perché sono questi a guidare la scelta professionale. Le possibilità di scelta individuali dei giovani sono spesso molto ristrette. Questa circostanza rende la decisione complicata per una parte di essi.
Lo studio da lei citato dimostra soprattutto quanto sia intenso e lungo il processo della scelta professionale e quanto i giovani siano consapevoli del fatto che la decisione non sia semplice. La maggior parte di loro, però, può ricorrere a molte risorse e le sfrutta attivamente.

Fondamentalmente la scelta professionale chiede troppo agli allievi?
No, i segni che indicano che la scelta sia fondamentalmente troppo per i giovani sono pochi. Ci sono però gruppi che hanno sistematicamente più difficoltà ad optare per una professione e a trovare un posto di tirocinio. Ciò succede, ad esempio, quando la professione desiderata e i posti di tirocinio disponibili non coincidono, quando i test e gli esami di entrata vanno male oppure quando alle candidature non segue neanche una reazione o perviene un rifiuto. Per questo è importante che i giovani possano contare su un ampio sostegno, ad esempio da parte dei genitori, della scuola e dei colleghi.

Sto delineando un quadro positivo della scelta formativa e professionale e del passaggio al tirocinio perché è così che molti giovani percepiscono questa fase. Proprio per questo dovremmo occuparci di più di quelli che hanno difficoltà in questa transizione. Molti studi dimostrano infatti che i giovani che hanno avuto difficoltà in questa fase e non hanno concluso una formazione qualificante nel grado secondario II sono molto più esposti a una precarietà a livello istruttivo e lavorativo che si compatta sempre più.

Qual è il ruolo che i genitori possono (o devono) ricoprire?
I genitori ricoprono un ruolo importantissimo nella scelta della formazione e della professione dei loro figli perché influiscono fortemente su di essa con le loro aspettative e speranze. Sono anche persone di riferimento e da prendere a modello. Le aspettative dei genitori si riferiscono, ad esempio, al massimo titolo che il loro figlio dovrà conseguire o al campo lavorativo.

Non sono anche i genitori a non venire fondamentalmente a capo della situazione, viste le tante possibilità di prosecuzione degli studi che si offrono dopo la scuola?
Sì, in effetti non è facile avere una visione d'insieme di tutte le possibilità offerte dal sistema svizzero dell'istruzione. Per questo alcuni cantoni hanno iniziato a informare i genitori di allievi al sesto anno scolastico in fatto di possibilità di formazione alla fine della scuola dell'obbligo.

In questo caso sono i consulenti professionali ad aiutare i genitori in difficoltà. Ma anch'essi sembrano spesso non venire a capo della situazione perché persino per i consulenti è difficile afferrare gli sviluppi, a volte rapidi, di alcune professioni. Come si può risolvere questo problema, secondo lei?
La scelta formativa e professionale è un sistema in cui sono coinvolte molte parti. I giovani ottengono informazioni su formazioni e professioni dagli insegnanti, a scuola nei corsi di orientamento, da genitori, parenti, conoscenti e non da ultimo da amici. La consulenza professionale è un elemento centrale di questo sistema e agisce là dove i giovani cercano sostegno. Gli uffici di orientamento offrono un'ampia gamma di servizi.

È vero che alcune professioni mutano e vengono riformate velocemente. Il fatto che i giovani sfruttino diverse fonti di informazione è, a mio avviso, una buona situazione di partenza che consente loro di reperire informazioni aggiornate. Alla fin fine sono però le aziende di formazione e le associazioni professionali a informare sugli sviluppi più recenti delle varie professioni. Occorre tuttavia chiedersi in modo critico quale valore abbiano le informazioni più aggiornate nella scelta della formazione e della professione.

Gli allievi nutrono spesso aspettative esagerate verso le professioni. Come si può intervenire in questo caso con una buona «dose di realismo»?
Vorrei relativizzare questa affermazione con i dati a mia disposizione. I giovani hanno spesso un'ottima idea del tirocinio scelto. Hanno però idee relativamente meno chiare su cosa li attende nell'azienda di formazione. Qui c'è da recuperare. È infatti parimenti importante che trovino un'azienda formatrice adatta. Specialmente all'inizio del tirocinio è fondamentale che l'azienda di formazione integri attivamente gli apprendisti al suo interno e che i giovani allaccino rapporti sociali. Così si legano alla professione e all'azienda. Se ciò non avviene, aumenta il rischio che i giovani perdano l'interesse, siano meno motivati o interrompano addirittura il tirocinio.

Fa piacere vedere che le professioni tecniche continuano a godere di grandissimo favore - però quasi solo tra i ragazzi...
...e studi e rapporti recenti fanno capire che la professione continua ad essere scelta in base al sesso, forse persino più di prima. Seppure molte continuino ad essere prettamente maschili o femminili, ci sono sempre più professioni in cui aumenta il numero di ragazze. Gli stereotipi di genere sono duri a morire ma non perenni.

Come destare di più l'interesse delle ragazze verso le professioni tecniche?
Molte sono effettivamente interessate a questioni tecniche. È più che noto che le ragazze sono tanto competenti nelle discipline tecniche quanto i ragazzi - o i ragazzi tanto capaci quanto le ragazze. Non sono tanto le capacità a fare la differenza quanto il sentirsi capaci e la volontà. Molte ragazze vogliono semplicemente scegliere altre professioni rispetto ai ragazzi, fatto dovuto anche all'età dei giovani. La scelta formativa e professionale coincide infatti con lo sviluppo del ruolo sessuale e dell'immagine di se stessi. Per questo promettono bene le iniziative in cui i padri portano con sé al lavoro le loro figlie, come ad esempio in Nuovo Futuro. Sono iniziative in cui i padri avvicinano le loro figlie al mondo delle professioni maschili e mostrano loro che lì le donne sono benvenute. E sono importanti anche le iniziative in cui vengono tematizzate le aspettative implicite ed esplicite dei datori di lavoro verso i giovani uomini e le giovani donne.

Lei ha affermato, tra l'altro, che l'interesse verso determinate professioni si sviluppa se si fanno esperienze positive nelle relative attività. È una perorazione a favore di più tirocini orientativi?
Sì, ritengo che i tirocini orientativi siano importanti e soprattutto sensati se integrati nel processo della scelta professionale. In tirocini orientativi validi, i giovani possono sperimentare le attività connesse a una data professione e maturare esperienze. Stare a guardare da solo non basta. Dopo un po' ci si annoia. È anche importante che i giovani ricevano riscontri sul loro comportamento, atteggiamento e approccio alle attività professionali direttamente durante il tirocinio orientativo, il che presuppone che i giovani vengano guidati e accompagnati.
 
Molte aziende di garagisti non hanno la possibilità di tenere costantemente qualcuno in azienda durante il tirocinio orientativo e di rispondere a domande. Eppure ciò è fondamentale per le nuove leve del ramo. Come risolvere questo dilemma?
Offrire tirocini orientativi validi comporta lavoro. Occorrono infatti un buon sistema, un programma e persone che seguano i tirocinanti. Come detto, ai giovani serve poco stare a guardare gli altri al lavoro. Ciò nonostante vale la pena organizzare dei buoni tirocini orientativi. Sia per i giovani, sia per le aziende. La maggior parte di esse si basa infatti sulle esperienze maturate durante i tirocini orientativi quando si trovano a scegliere un apprendista.

Il Dr. Christof Nägele ha trattato questo tema nella sua relazione alla «Giornata dei garagisti svizzeri», svoltasi il 20 gennaio scorso allo Stade de Suisse di Berna. La relazione può essere scaricata qui.
Una panoramica dell'evento del 20 gennaio con una sintesi delle relazioni, impressioni degli ospiti e una galleria fotografica dettagliata sono disponibili qui.

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