Nuove prescrizioni sulle emissioni di CO2 dal 2020: Non svantaggiare la Svizzera rispetto all’UE

15 maggio 2017 agvs-upsa.ch - Le prescrizioni sulle emissioni di CO2 per i nuovi veicoli, in vigore dal 2020, devono essere adeguate alle peculiarità della Svizzera. Lo sostiene auto-schweiz nella sua replica all’attuazione del primo pacchetto di misure della strategia energetica 2050 a livello di ordinanza.
 
pd. Dal 2020, nell’Unione europea, l’attuale valore limite del CO2 per le nuove vetture sarà gradualmente abbassato a 95 g/km, quello dei veicoli commerciali leggeri a 147 g/km. La Svizzera vuole adottare questi valori ma mentre questi sono validi in tutti gli stati membri dell’UE, e i diversi mercati dei veicoli si compensano così reciprocamente, gli importatori svizzeri di automobili devono raggiungere da soli gli obiettivi. In caso di superamento dei valori incombono, stando ai calcoli della Confederazione, sanzioni fino a 200 milioni di franchi tra il 2020 e il 2023, che si ripercuoterebbero anche sui prezzi dei veicoli. Tuttavia, gli importatori svizzeri non possono avere alcun influsso sui veicoli offerti, dal momento che i costruttori non fanno distinzioni tra i Paesi europei.
 
Nel contesto delle modifiche a livello di ordinanza per il primo pacchetto di misure della strategia energetica 2050, il Consiglio federale ha illustrato come intende regolare il passaggio ai nuovi valori limite del CO2 per i nuovi veicoli a partire dal 2020. Queste modalità introduttive consistono da un lato in una quota progressivamente maggiore del nuovo parco auto da impiegare per il calcolo della media di CO2 di un importatore («phasing-in»), dall’altro, gli importatori possono conteggiare più volte («supercrediti») i veicoli a emissioni di CO2 particolarmente basse (meno di 50 g CO2/km). Entrambi gli strumenti si sono dimostrati validi per l’introduzione dell'attuale valore limite di 130 g CO2/km per le vetture, cosicché è stato superato di soli cinque grammi CO2/km dopo la scadenza degli strumenti di incentivazione 2015. Per questo motivo auto-schweiz sostiene la nuova applicazione delle modalità di introduzione e propone solo dei valori adattati per «phasing-in» e supercrediti (cfr. tabella in allegato).
 
La difficoltà principale nell’organizzazione delle modalità d’introduzione sta nel prevedere l'evoluzione della mobilità elettrica, spiega il direttore di auto-schweiz Andreas Burgener: «Abbiamo commissionato uno studio dettagliato dal quale emerge che il mercato delle auto elettriche non crescerà in Svizzera così velocemente come auspicherebbero il Consiglio federale, ma anche i nostri soci.» Ciò sarebbe riconducibile soprattutto agli strumenti d’incentivazione nettamente inferiori rispetto all’UE, continua Burgener: «Molti stati dell’UE offrono enormi aiuti iniziali alla mobilità elettrica, dalla soppressione delle tasse d’importazione e sui veicoli, passando per elevati premi per l'acquisto sino al finanziamento delle stazioni di ricarica e ai posteggi gratuiti. La Svizzera, invece, conosce solo la soppressione delle tasse d’importazione pari al quattro percento. Le deduzioni fiscali per i veicoli a motore rientrano nelle competenze dei Cantoni e per questo non sono né introdotte ovunque, né uniformi.» Perciò, nel nostro Paese la mobilità elettrica non si svilupperà velocemente come nei Paesi con forti incentivi e come ipotizzato dal Consiglio federale per la sua proposta.
 
Una sfida particolare è rappresentata dall’introduzione del nuovo valore limite per i veicoli commerciali leggeri. Anche qui la Svizzera ha un ruolo particolare, spiega Andreas Burgener: «In base alle cifre del 2015, il parco veicoli svizzero di furgoni e trattori a sella leggeri, con in media 195 grammi di CO2 per chilometro, ha il valore più alto d’Europa. La media UE era infatti di 168 grammi. La differenza si spiega non da ultimo con la tassa sul traffico pesante commisurata alle prestazioni TTPCP, che favorisce il trasporto con piccoli veicoli leggeri rispetto al trasporto con camion.» Perciò nella regolamentazione dei veicoli commerciali si dovrebbe tenere conto della situazione svizzera, prosegue Burgener. «Sanzioni elevate per i nostri clienti non portano a nulla, perché altrimenti i veicoli commerciali, come le auto, attraversano il confine dopo sei mesi senza sanzioni né imposte.» Così facendo, non si giova né alle entrate fiscali svizzere, né all’ambiente, conclude Burgener.
 
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