Tuning all’AVS senza aumento delle prestazioni

28 agosto 2017 upsa-agvs.ch - Aumentano il numero di pensionati e la durata del percepimento delle rendite. Così i fondi della previdenza per la vecchiaia cominciano a scarseggiare. Dopo 20 anni, si torna a riformare il sistema con un pacchetto di misure inique su cui si voterà il 24 settembre. L’UPSA scende in campo per il NO. Il suo Presidente centrale Urs Wernli spiega il perché. 

sco/tki. Signor Wernli, l’UPSA si schiera risolutamente contro la Previdenza per la vecchiaia 2020. Perché non vuole concedere 70 franchi in più al mese ai pensionati?
Non è invidia. È che questa riforma istituisce un'AVS a due classi. I 70 franchi, infatti, non vanno a beneficio della rendita degli attuali pensionati. È un’ingiustizia che indebolisce il principio di parità di trattamento alla base dell’AVS stessa. E non solo! I pensionati di oggi vengono persino costretti a cofinanziare la riforma pagando imposte sul valore aggiunto più pesanti.
 
La riforma comprende tutto un pacchetto di provvedimenti. Quali sono accettabili per l’UPSA? E quali vanno invece rifiutati? C’è una scala delle priorità?
La riforma va considerata come un tutt’uno. Sarebbe quindi sbagliato considerare prioritari alcuni punti e rifiutarne altri. La riforma va respinta in blocco. Che sia necessario intervenire è fuori dubbio. Nel prossimo futuro occorrerà ad esempio ridurre il tasso di conversione e aumentare l’età di pensionamento delle donne. Secondo l’UPSA, però, questo obiettivo deve essere raggiunto con una riforma equa, ben ponderata e lungimirante.
 
Quali sono le insidie di questo progetto per i garagisti?
Se il progetto dovesse passare inizierebbero tempi duri per i garage e i loro collaboratori. Le imprese del ramo sono infatti esposte a una forte erosione dei margini e a una concorrenza molto accanita. Le modifiche alla deduzione di coordinamento, ad esempio, rendono il sistema ancora meno trasparente agli occhi degli assicurati. Inoltre la riforma crea un moloc della burocrazia che causerà grandi difficoltà, in particolare alle piccole e medie imprese - e quindi anche ai nostri membri. L’UPSA si impegna da anni per il contenimento della burocrazia e lo fa anche in questa battaglia.
 
Respingere il progetto non risolverà certo i problemi della nostra previdenza per la vecchiaia. Su che strada si dovrà continuare se il 24 settembre vincesse il NO?
Respingere il progetto significherebbe porre le basi per una vera riforma, una che assicuri la previdenza per la vecchiaia nel lungo periodo. In questo modo si escluderebbe definitivamente una politica dei provvedimenti a pioggia. Resterebbero le misure centrali e praticamente indiscusse: l’armonizzazione dell’età di pensionamento per le donne, un finanziamento supplementare moderato dell’AVS e una riduzione dell’aliquota minima di conversione affiancata da una compensazione socialmente accettabile. Il tutto può essere attuato rapidamente in „bocconi ben digeribili“ - senza buttare i vari pilastri in un unico calderone e senza generare commistioni contrarie ai sistemi.
 
I datori di lavoro sembrano divisi: le unioni degli imprenditori della Svizzera occidentale sono a favore della riforma, quelle della Svizzera tedesca sono invece contrari. Com’è la situazione all’UPSA? L’Unione si schiera compatta contro il progetto?
I presidenti delle sezioni si sono detti tutti contrari alla riforma. L’UPSA è quindi coesa. Poi, naturalmente, ognuno è libero di votare come vuole.
 
In che modo l’UPSA si impegna nella campagna che precede la votazione?
L’obiettivo del progetto «Previdenza per la vecchiaia 2020» era assicurare il finanziamento del sistema e adattarlo a un quadro sociale ormai mutato. E l’obiettivo è stato mancato. L’UPSA appoggia il fronte del NO garantendo una copertura e un’opera di informazione sui suoi media - e al momento opportuno si rivolgerà anche a un pubblico più vasto.
  
Parliamo più in generale: gli svizzeri devono prepararsi al ritorno della povertà in età avanzata?
A dispetto dell’AVS e delle prestazioni complementari, la povertà degli anziani esiste anche in Svizzera. Lo dimostra, ad esempio, uno studio di Pro Senectute incentrato su questo tema. L’importante, però, è capire che questa forma di povertà non potrà essere risolta con la riforma su cui si voterà a settembre. Il progetto si rivelerà ad esempio un boomerang soprattutto per chi percepisce prestazioni complementari. È a queste che verrà infatti sottratto ogni franco concesso in più dall’AVS. Diversamente dalle PC, questo aumento va poi tassato. Alla fine del mese ci si ritrova quindi un paio di franchi in meno nel portamonete rispetto ad oggi.
 
Previdenza per la vecchiaia 2020 - un identikit

La nostra previdenza per la vecchiaia è a corto di finanziamenti. Il 24 settembre 2017 si vota perciò sulla riforma «Previdenza per la vecchiaia 2020», che mira a risolvere questa impasse. In pratica, il popolo votante dovrà esprimersi in merito a due oggetti:
► il Decreto federale sul finanziamento supplementare dell’AVS mediante l’aumento dell’imposta sul valore aggiunto del 17 marzo 2017. Questa riforma implica una modifica della Costituzione, il che richiede la maggioranza sia del popolo votante sia dei Cantoni.
► la Legge federale sulla riforma della previdenza per la vecchiaia 2020. Affinché essa venga accolta occorre la maggioranza del popolo votante.

Una sola cosa è certa di questa bordata riformistica che ha provocato un’accesa controversia al Parlamento: la Previdenza per la vecchiaia 2020, a firma del Consigliere federale Alain Berset, entrerà in vigore solo se verranno accettati entrambi gli oggetti. Uno scenario che l’UPSA (vedere intervista), l’Unione svizzera delle arti e dei mestieri e gli ambienti borghesi intendono sventare. 

Una tigre di carta
La riforma «Previdenza per la vecchiaia 2020» è un pacchetto che comprende diverse misure. Il suo obiettivo è dare ossigeno all’AVS e creare entrate supplementari per garantire le rendite. A livello pratico, ciò significa che:

► Il 1° gennaio 2018 scatterà un primo aumento dello 0,3% dell’imposta sul valore aggiunto e nel 2021 ne seguirà un secondo. Le entrate supplementari confluiranno nella cassa AVS.
► L’età di pensionamento delle donne salirà a 65 anni in quattro tappe, pompando così 1,3 miliardi di franchi all’anno nelle casse della previdenza di vecchiaia.
► A partire dal 2019 il tasso minimo di conversione della previdenza professionale obbligatoria scenderà dal 6,8% al 6,0% in quattro tappe. Questa misura interesserà un assicurato su cinque.
► Dal 2021 i contributi di risparmio del secondo pilastro aumenteranno dello 0,3%.
► Gli accrediti di vecchiaia degli assicurati delle fasce d’età 35 – 44 e 45 – 54 aumenteranno rispettivamente dell’1%.
► A partire dal 2019 i nuovi beneficiari dell’AVS otterranno 70 franchi in più al mese.
► Dal 2018 il percepimento della rendita tra i 62 e i 70 anni diventerà più flessibile.
► A partire dal 2019 le coppie di nuovi pensionati otterranno un 5% in più di rendita. 

Una bordata insidiosa
La riforma intende garantire le rendite AVS attraverso un aumento dell’imposta sul valore aggiunto. Per raccogliere consensi ricorre astutamente a un’esca appetibile: 70 franchi di AVS in più al mese, vale a dire 840 franchi in più all’anno, e rendite più sostanziose per le coppie di pensionati. Peccato però che la riforma dimentichi il principio fondamentale della nostra previdenza di vecchiaia, ovvero il patto generazionale. I vantaggi promessi saranno infatti godibili nei prossimi anni e taglieranno così fuori gli attuali beneficiari. 
Facciamo due calcoli

Il sito www.ahv-rechner.ch dimostra quali siano le conseguenze della riforma «Previdenza per la vecchiaia 2020» per i singoli assicurati. Un esempio: se passasse la riforma dell’AVS, un meccatronico di automobili di 35 anni e con un reddito annuo di 60 000 franchi dovrebbe pagare 683 franchi in più all’anno. Il suo datore di lavoro dovrebbe sostenere un aumento di oltre 503 franchi.

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