La combinazione delle sfide fa la differenza

4 ottobre 2017 upsa-agvs.ch – La mobilità del futuro così come si presenta avrà notevoli conseguenze per i garagisti. Lo sviluppo implica innumerevoli sfide, ma anche tante opportunità. Una cosa è chiara: talvolta il garagista dovrà sapersi reinventare.

kro. Innanzitutto qualche cifra rilevata di recente nell’ambito di un sondaggio condotto su 1000 dirigenti del settore automobilistico e delle relative imprese fornitrici in tutto il mondo:

► il 68 % è convinto che i criteri d’acquisto tradizionali per l’automobile diventeranno irrilevanti
► l’83 % ritiene probabile nei prossimi anni un cambiamento radicale dei modelli commerciali
► l’85 % crede che in futuro renderà di più un ecosistema digitale costituito da diversi servizi rispetto alla vendita dell’auto in sé e per sé
► l’89 % è dell’idea che in futuro l’acquisto dell’auto sarà determinato da funzionalità optional rispetto alla dotazione standard, come app utili ad esempio nella ricerca di parcheggi

Quattro argomenti di sviluppo indicano la strada
Fondamentalmente l’industria automobilistica si concentra su quattro argomenti di sviluppo: connettività, guida autonoma, shared mobility e motorizzazioni alternative. Tra queste i produttori privilegiano innanzitutto il motore elettrico puro. Infatti, solo per l’auto elettrica Volkswagen ha appena annunciato di voler investire nei prossimi anni 50 miliardi di euro. Ciascuno di questi temi centrali avrà già di per sé grosse conseguenze sui garagisti e sul mercato, a maggior ragione se si presentano combinati tra loro. 
 
Car sharing ed elettromobilità
Il car sharing, ad esempio, avrà conseguenze dirette sul numero di veicoli venduti, tanto più se abbinato alla guida autonoma. Se più persone condividono un’auto, le vendite calano automaticamente. Inoltre, il car sharing è un business che riguarda soprattutto il settore delle flotte; per molti garagisti si tratta di un ramo d’attività a condizioni non sostenibili senza l’aiuto del relativo importatore.
 
Tuttavia per i garagisti si aprono anche opportunità, ad esempio diventando partner di assistenza (prescelti) per tali flotte. Questo settore d’attività potrebbe rivelarsi particolarmente interessante, poiché i veicoli condivisi sono molto sfruttati e quindi necessitano di maggiore manutenzione.
 

Quo vadis, mobilità?

Le tendenze si amplificano reciprocamente
Da qui si capisce anche come gli effetti, sia positivi che negativi, si amplifichino se combinati tra loro. In linea di massima un’auto elettrica con guida autonoma e condivisa da più persone non è la migliore prospettiva per un garagista: meno auto vendute, molti meno interventi di carrozzeria e verniciatura, perché le vetture autonome sono meno esposte al rischio di incidenti, e un notevole calo dei servizi aftersales, perché le auto elettriche hanno spese di manutenzione inferiori del 70 %.
 
Dati cliente per l’intero ciclo di vita
Non è ancora chiaro come i produttori s’immaginano il futuro del mercato. In un’intervista di “kfz-Betrieb Online”, Jürgen Stackmann, responsabile vendite VW, afferma quanto segue: “Il modello commerciale odierno non ha più alcun futuro nel lungo periodo”. Questo si deve principalmente a due fattori. In primo luogo, i produttori si adoperano sempre più, anche con variazioni contrattuali, per ottenere sempre più dati dei clienti e sempre più dettagliati; ultimamente non solo per le auto nuove ma anche per l’intero ciclo di vita di un veicolo.

Ciò consente loro di entrare in contatto diretto con i clienti finali. Per il garagista è proprio questo contatto diretto il principale asso nella manica. E farebbe bene a tenerselo stretto il più a lungo possibile, perché non è da escludere che in un secondo momento il produttore non decida di vendere i veicoli direttamente via Internet: alcune fasi di prova hanno già avuto luogo.

Nel rapporto con il cliente rientra anche l’aspetto della connettività, che riguarda non solo i dati del veicolo, ma anche quelli del cliente. Oggi è ormai impossibile fare una netta distinzione tra i due. I veicoli moderni raccolgono un’enorme quantità di dati preziosissimi per i produttori. Questi dati offrono da un lato la possibilità di sviluppare e ottimizzare i veicoli perché dal relativo utilizzo è possibile dedurre spunti di miglioramento.
 
Il bonus del garagista: la fiducia
D’altro canto tali dati costituiscono la base per offrire ai clienti servizi personalizzati con cui i produttori intendono guadagnare in futuro. Non c’è da aspettarsi che i produttori condividano questi dati con il concessionario nello stesso modo in cui quest’ultimo deve fare ora con il produttore. E questo nonostante il fatto che il sondaggio KPMG sia giunto a un risultato chiaro: il 28 % degli automobilisti anch’essi intervistati nello studio – più del doppio rispetto a un anno fa – sono convinti che i dati del veicolo siano in mani più sicure presso il garagista che non presso il produttore.

Il coraggio di innovare e sperimentare
In futuro quindi dovrà essere il garagista stesso a essere più innovativo. Dovrà avere più coraggio e sperimentare cosa funziona e cosa no. Oggi ci sono già numerosi esempi; uno di questi si chiama Micro-Repair. In quest’ambito il garagista diventerà sempre più un fornitore di servizi ancora più ampi e un referente personale per la mobilità. A questo scopo però dovrà confrontarsi ancora di più con le potenzialità della digitalizzazione per capire in che misura ne possono trarre vantaggio lui e la sua impresa. 
 

Il sondaggio
Il «Global Automotive Executive Survey» è una sorta di termometro globale del settore dell’automobile. Il sondaggio è svolto annualmente su circa 1000 dirigenti provenienti tutti i settori dell’industria automobilistica da KPMG, una delle principali società di consulenza al mondo. Lo studio è disponibile su agvs-upsa.ch. 
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