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16 ottobre 2020 upsa-agvs.ch – Ampi strati di economia, industria e commercio chiedono che sia il popolo a decidere della Legge sul CO2. Il presidente UPSA Urs Wernli spiega perché serve un referendum.
 
sco. Signor Wernli, come mai l’UPSA vuole domare la Legge sul CO2?
Urs Wernli: È nell’interesse di tutto proteggere l’ambiente. Ma la nuova Legge sul CO2 mira al rincaro del consumo energetico anziché all’efficienza nella politica climatica. Il suo intento è imporre nuovi comportamenti sia alla popolazione sia all’economia a suon di divieti, prescrizioni e condizioni. L’UPSA preferisce la ragionevolezza a un eccesso di attivismo. Per questo sosteniamo il referendum. 

Il referendum è sostenuto sia dalle associazioni e organizzazioni che ritengono eccessiva la legge, sia dal cosiddetto «movimento giovanile per il clima». Per loro la legge esagera. Ma così non si rischia un compromesso annacquato?
Siamo consapevoli che i movimenti di sinistra per il clima non perseguono gli stessi obiettivi politici. Ma se da ciò derivi il rischio di un compromesso annacquato è una cosa che non sono in grado di valutare. Per me ciò che conta è che siano gli svizzeri a decidere di un progetto così incisivo – e che decidano a prescindere dalle loro opinioni politiche. 

In estate ha rinfacciato al Consiglio nazionale una propensione all’economia pianificata nel dibattito sul CO2 e ha ricordato che l’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici prevede vari strumenti dell’economia di mercato. Di che strumenti si tratta?
Libero mercato significa ricerca, innovazione e progresso. Negli ultimi 20 anni le emissioni di anidride carbonica del nuovo sono calate di oltre il 30 percento. E lo sviluppo prosegue anche senza una nuova Legge sul CO2. Mi riferisco alle nuove tecnologie rispettose del clima come quella a idrogeno e ai carburanti biogeni e sintetici. È così che vanno raggiunti gli obiettivi climatici – non con sanzioni, imposte e divieti.

L’obiettivo è raccogliere 50’000 firme in 100 giorni. Cosa la rende così fiducioso che ci riuscirà? E cosa farà l’UPSA?
Mi rassicura il fatto che il comitato dell’economia di cui l’UPSA fa parte goda del sostegno di un’ampia base. L’Unione accluderà tre moduli per la raccolta di firme ad AUTOINSIDE di novembre, chiedendo ai lettori di sostenere l’iniziativa. Se facciamo tutti la nostra parte raggiungeremo le 50’000 firme.
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