Proseguono le trattative

29 maggio 2018 agvs-upsa.ch – Proseguono le trattative sugli oneri fiscali dei titolari di veicoli aziendali. L’UPSA, con il supporto dell’Unione svizzera delle arti e mestieri (usam), si oppone a eccessivi oneri fiscali e amministrativi.
 


sco. Il 9 febbraio 2014 l’elettorato svizzero si è espresso a favore del modello per il finanziamento e l’ampliamento dell’infrastruttura ferroviaria (FAIF). Questo progetto prevedeva tra l’altro una limitazione della deduzione delle spese di trasporto da parte dei lavoratori salariati nell’imposta federale diretta.
 
Da gennaio 2016 i dipendenti che utilizzano il veicolo aziendale messo a disposizione dal datore di lavoro anche per fini privati devono dichiarare tale mezzo come prestazione imponibile. L’aliquota equivale al 9,6% del prezzo di acquisto. Nella loro dichiarazione d’imposta personale devono altresì dichiarare l’intero tragitto dal domicilio al posto di lavoro e assoggettarlo all’imposta come reddito al prezzo di 70 centesimi per ogni chilometro percorso. Di questi, i pendolari possono dedurre nella loro dichiarazione d’imposta federale un forfait massimo di 3000 franchi per le spese di trasporto. A tal proposito sono previste regolamentazioni molto diverse da un Cantone all’altro: mentre nel Cantone di Ginevra è possibile dedurre dalle imposte un forfait massimo di 500 franchi, altri Cantoni (tra cui Friburgo, Ticino, Vaud e Vallese) non impongono alcun limite.
 
Questa nuova prassi porta non solo a un onere fiscale supplementare per i titolari di veicoli aziendali, ma anche a un onere amministrativo notevole per i datori di lavoro. Contro entrambe le conseguenze si schiera l’UPSA insieme all’Unione svizzera delle arti e mestieri. «L’obiettivo è non creare oneri amministrativi supplementari rispetto alla soluzione attuale (prima del 2016), ma neppure introdurre agevolazioni ulteriori o una deduzione aggiuntiva delle spese per il tragitto dal domicilio al posto di lavoro per i titolari di veicoli aziendali», ha chiarito l’UPSA nel luglio 2017 in una comunicazione ai membri della Commissione dei trasporti e delle telecomunicazioni (CTT) del Consiglio degli Stati.
 
Nessun fondamento giuridico
Questa approvò al tempo una mozione del consigliere agli Stati Erich Ettlin (PPD/OW) in cui si richiedeva che l’Amministrazione federale delle contribuzioni (AFC) rinunciasse all’applicazione di questa prassi amministrativa poiché priva di fondamenti giuridici. La Camera alta respinse l’intervento e propose al suo posto una mozione modificata, che viene trattata dal Consiglio nazionale nell’attuale sessione estiva dal 28 maggio al 15 giugno. E qui incombe la minaccia di ulteriori disagi per i titolari di veicoli aziendali: la Commissione dell’economia e dei tributi (CET) del Consiglio nazionale incaricata dell’esame preliminare è giunta infatti alla conclusione che l’aliquota forfait del 9,6% possa «subire un moderato aumento».
 
A questa presa di posizione si oppongono l’UPSA e l’usam. Quest’ultima ha dichiarato di recente che la mozione di Ettlin sarebbe stata «fraintesa e travisata». Al Consiglio nazionale viene chiesto di ritornare alla mozione originaria e di rinunciare a un’imposta priva di fondamenti giuridici. L’usam sosterrà la mozione modificata solo a condizione che l’importo forfettario della quota privata pari al 9,6% resti invariato.
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